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Revue archéologique

2007/1 (n° 43)


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« Caylus redécouvert ? » : se Jeanneney e Schnapp intitolano cosî l’ « Avant-propos » al recente Catalogo della Mostra dedicata a Caylus [2][2]  J.-N. Jeanneney, A. Schnapp, Avant-propos : Caylus..., una ragione (in verità, più d’una ragione) c’è. Che cosa sanno gli archeologi e gli antichisti laureati negli anni più recenti del « Grand seigneur, officier des armées du roi, voyageur au Levant, graveur, amateur d’art, mécène, antiquaire et auteur de romans populaires, le comte de Caylus (...) » [3][3]  Ivi. Forse sanno solo poco più delle date fondamentali... ? Sarà del tutto vero che « face à Winckelmann, le comte de Caylus n’occupe qu’une place modeste dans le panthéon des fondateurs de l’histoire de l’art et de l’archéologie » [4][4]  Ivi, loc. cit. ? Probabilmente ha ragione Fumaroli : « Il est des retards qui font prendre de l’avance. (...) L’ “Ancien” Caylus, qui a passé depuis deux siècles et demi pour un retardataire négligeable, se révèle aujourd’hui à des yeux modernes et scientifiques, comme un contemporain de nos laboratoires de muséographie, de cristallographie et d’archéologie » [5][5]  M. Fumaroli, Préface, op. cit., n. 1, p. 9-17, part.....

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Il libro e la vicenda che stiamo per esaminare, sono destinati a far riflettere su giudizi e graduatorie, e, cosa più importante, a far « riscoprire » Caylus archeologo.

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Prima di questo libro la vicenda di Veleia [6][6]  Odierna Velleia, in comune di Lugagnano Val d’Arda,... era nota solo nelle linee essenziali; in esso, l’analisi delle fonti archivistiche che la riguardano ci fa immergere nel clima culturale della vicina Parma – capitale del Ducato nel cui territorio era sorta l’antica città – tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo. La « scoperta » di Veleia si protrasse nel tempo, con scavi, studi, restauri, musealizzazioni dei reperti, iniziative quasi sempre preliminari, provvisorie, parziali, che non portarono mai a « scoprire » la città davvero. Ciononostante essa ci ha lasciato una preziosa eredità – oltre a quella di reperti talvolta straordinari –, quella di un’esperienza culturale unica, consolatoria della sua tormentata vicenda.

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Lo scopo del volume è dichiarato dall’autore : scrivere « la storia delle prime campagne di scavo (...) e, più in generale, le tappe del lento maturarsi di una nuova sensibilità verso l’oggetto antico [7][7]  Argomento approfondito nel volume in modo partico... (nonché) del formarsi, in seno al Ducato, di un importante centro di studi antiquari, presto riconosciuto come uno dei più vitali dell’Italia settentrionale » (p. 9). In realtà, attraverso la cronaca della vicenda si scopre la possibilità di una diversa chiave di lettura del volume: Veleia come opportunità; per Caylus occasione unica – l’ultima, la più alta – di applicare i suoi metodi di indagine archeologica, per noi di riflettere sul suo magistero, di cogliere la sua lezione.

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Dati i buoni rapporti esistenti tra il Ducato e la Francia [8][8]  Intrattenuti dal Duca Filippo di Borbone e dal suo..., si capisce perché il patrono sotto la cui egida si avviarono, come dice l’autore, « le tappe del lento maturarsi di una nuova sensibilità », sia stato Caylus, al quale, sin dalla Premessa, si riconosce « il ruolo davvero fondamentale » fornito alle ricerche [9][9]  Cosî i carteggi, solo in parte editi, con i primi.... Seguendo lo svolgersi della vicenda nel modo proposto dall’autore, tuttavia utilizzando la seconda chiave di lettura, è possibile formulare alcune ulteriori considerazioni.

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Gli anni 1760-1765 furono cruciali per l’elaborazione del metodo caylusiano, agevolata dal fatto che nella vicenda Caylus godette da subito di una posizione privilegiata voluta dal Duca, che intendeva cogliere « l’opportunità di avere una consulenza scientifica tanto apprezzata e che avrebbe dato lustro e garantito successo all’impresa » [10][10]  P. 14. Ci si può persino interrogare, p. 13-16, sulla.... Di conseguenza Caylus veniva informato delle scoperte quasi in esclusiva, direttamente da Costa (primo Direttore degli scavi), che tuttavia lo pressava con « demandes, questions et doutes » [11][11]  P. 17 (Caylus a Paciaudi, marzo 1761). Più in generale,.... A queste profferte Caylus tentava di sottrarsi senza rinunciare a essere informato di prima mano (p. 16-17). Cosî « Il cantiere veleiate (...) fu per il Caylus una sorta di enorme laboratorio per la sperimentazione e la verifica (delle sue ricerche) su diversi procedimenti tecnici, tesi a scoprire e a recuperare i segreti e i metodi delle diverse produzioni artistiche dell’antichità » (p. 21). Su pressione di Guillaume Du Tillot, ministro segretario di Stato del Ducato, Costa inviava a Caylus campioni utili alle indagini di ceramologia (fig. 1), metallotecnica e vetrarie [12][12]  In modo talvolta insensato e in quantitativi esagerati,....

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Tuttavia dalle questioni che gli venivano sottoposte, Caylus si rese conto della superficialità e dei limiti di Costa (p. 23). Come nel caso della « Tavola Traiana » (iscrizione su lastra bronzea da subito celebre), che Costa voleva sottoporre a un rischioso restauro. Da Parigi Paciaudi [13][13]  All’epoca non ancora Direttore degli scavi ma apprezzato... scrisse a Du Tillot : « Ho voluto consultare il Maestro delle arti, il conte di Caylus. Ecco la sua risposta originale : “Je croirois à tout hasard que le morceau subsistant, et pouvant subsister il ne faut point y toucher” » [14][14]  P. 22 (10 maggio 1762). Anche quando Paciaudi proporrà....

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La maggior cura sollecitata da Caylus nel documentare la provenienza dei campioni di materiali da sottoporre a indagine portò, come nota l’autore, a « conseguenze immediate : (...) ci si sforzò di condurre indagini più accurate e minuziose, si comprese l’importanza di non trascurare il benché minimo reperto, si attribuî più valore ai rapporti topografici e alle provenienze dei singoli oggetti » [15][15]  « (Ci) si preoccupò di dare indicazioni perché nella.... Ancora con l’autore : « Principale eredità lasciata (...) dal Caylus agli scavi di Veleia rimase il suo infaticabile impegno per il recupero e la valorizzazione di ogni testimonianza di cultura materiale – un concetto del tutto nuovo, e non solo alla corte di Parma – unita alla fondamentale opera di trasmissione di metodologie nuove, basate sulla visione diretta e sul confronto dei reperti, che il conte insegnò a misurare, descrivere e disegnare correttamente ». E come osserva lo stesso : « Poco importa che ben pochi – o forse nessuno – dei responsabili dello scavo fossero in grado di capire tutte le implicazioni ideologiche, e non solo pratiche, di questo nuovo metodo di indagine ; certo è che riuscirono a percepirne la portata innovativa e a vederne, sul campo, i vantaggi, tanto da farne uno dei punti di forza del cantiere veleiate » [16][16]  « Tutto il mondo letterario avrà all’E. V. (Costa....

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Caylus tentò di dirottare gli insistenti quesiti di Costa verso i Savants de l’Académie [17][17]  Caylus a Paciaudi (marzo 1761), p. 17. e « incominciò seriamente a pensare di abbandonare l’incarico di consulente degli scavi veleiati, che il duca aveva voluto concedere a lui solo » (p. 28). Tuttavia promuovere Paciaudi come candidato alla direzione degli scavi gli parve la soluzione più opportuna [18][18]  P. 29, nel Capitolo I, 3 del volume, dal titolo « Gli.... Infatti, sin dall’avvio del loro sodalizio, Paciaudi, tramite i suoi viaggi e le sue amicizie, lo aveva rifornito di reperti e campioni, quasi senza limiti di tipologia e provenienza [19][19]  Per l’aspirazione di Caylus a possedere reperti e.... Ora poteva avere « un proprio referente, fidato ed esperto, direttamente sul posto (...) ufficialmente libero di agire in completa autonomia » (p. 34).

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Per quanto riguarda le indagini sperimentali, le aspettative di Caylus, con il tempo, andranno in gran parte deluse : « La corrispondenza (tra i due) rivela tutta la difficoltà incontrata da (Paciaudi) ad accettare i metodi e le finalità di indagine seguiti dall’amico (...) » [20][20]  P. 10.. Inutilmente Caylus aveva precisato : « N’oubliez pas, je vous prie, que les fragments et les morceaux cassés ne me déplaisent pas » [21][21]  Già dal febbraio 1757 : p. 35 e n. 61.. Alle richieste di avere campioni dai vasi « etruschi » recuperati da Paciaudi nelle tombe di Tarquinia, questi risponderà : « Vous me demandez depuis longtemps des pots cassés, je veux vous en envoyer d’entiers » [22][22]  A p. 36 altre testimonianze in merito.. Come anticipa l’autore : « Vedremo che l’occasione dello scavo di Veleia non farà che inasprire le divergenze metodologiche tra i due studiosi » (p. 36). Intanto, considerata la sicurezza di autenticità e di contesto dei reperti veleiati [23][23]  Qualità che nel tempo saranno sempre più apprezzate:..., Caylus non rinunciava a sollecitare l’invio di nuovi campioni [24][24]  « Souvenez-vous (...) de m’envoyer les guenilles,.... D’altro canto, come osservato : « Paciaudi ci teneva a ricambiare degnamente i favori del conte, ma era anche interessato a pubblicizzare la ricchezza e l’eccezionalità dei ritrovamenti (e non) avrebbe acconsentito a presentare i risultati degli scavi sotto forma di un insieme di vetri rotti, di bronzi informi o di frammenti ceramici, proprio il tipo di materiale che il Caylus intendeva pubblicare. Del resto, non era stato lo stesso Filippo di Borbone a nominare il conte “maître” e “feudataire” di Veleia, mettendogli addirittura a disposizione (...) tutte le antichità provenienti dallo scavo [25][25]  P. 53-54 e n. 115. ? Il Paciaudi non poteva (...) essere da meno (e) pensò di spedirgli (addirittura) la celebre statuetta bronzea di Vittoria, trovata fin dal 1760 nell’area del foro e subito divenuta uno dei simboli dell’antica città ». Si deve convenire con l’autore: « Ciò che finî per amareggiare (Caylus) era la consapevolezza di non essere riuscito a convincere l’amico dell’utilità e della piena dignità scientifica delle sue ricerche » (p. 56).

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Un caso che lega le problematiche del restauro (supra) e della documentazione (infra) riguardò le più belle statue marmoree, tuttavia mutile, recuperate negli scavi. Paciaudi si chiedeva se queste « si debbano restaurare, cosî come si è praticato a Roma, a Napoli, a Firenze (ritenendo che) questo dipende dal giudizio degli uomini dotti, che bisogna consultare, e non da quello dei semplici artisti » [26][26]  Lettera a Du Tillot (16 luglio 1763), p. 40.. Richiesta l’opinione di Caylus, giunse la risposta : « Quant aux restaurations de marbre, vous sentez bien qu’un pauvre Gaulois ne peut rien dire à des artistes aussi fins et aussi adroits que les Italiens. Je vous recommanderais tout grossièrement de les empêcher de trop ajouter, et de se tenir dans le simple de l’antique » [27][27]  P. 42 (16 luglio 1764) : ulteriore prova di prudenza....

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Come prova della coerenza di Caylus, si può richiamare l’opinione espressa quando Paciaudi gli aveva chiesto suggerimenti a proposito delle tavole illustrative destinate a corredare la sua pubblicazione: « À l’égard de vos gravures, je vous conseillerais de donner les figures comme vous les avez trouvées, et sans les faire restaurer par des sculpteurs, qui le plus ordinairement les appesantiront. Je ferais ponctuer les parties qui manquent selon le dessin de quelque peintre sage. Ce serait le moyen d’ôter les difformités, s’il s’en rencontre, et de satisfaire l’œil du spectateur, sans rien prendre sur vous et sans faire de grandes dépenses, après lesquelles il n’y a plus moyen de recourir » [28][28]  P. 78 (24 ottobre 1763): preziosa integrazione a proposito....

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Quanto al tema dello scavo archeologico, rimasto in ombra, sostanzialmente ignorato nei rari studi su Caylus, con Veleia esso viene sferzato da nuova luce. Sino al punto di spingerci a chiederci quanto abbia pesato l’influenza di Caylus sull’intenzione di Paciaudi: « Fare di Veleia un campo di formazione sulle più moderne tecniche dello scavo archeologico, in grado di garantire una salda credibilità anche alle future campagne promosse dal ducato » [29][29]  P. 42. Intenzione seguita da iniziative, preliminari....

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Grazie ai suggerimenti dei nuovi scavatori si individuarono nuove aree da indagare e si introdussero nuove strategie nella conduzione dei cantieri (p. 43-45). Di qualsiasi iniziativa Caylus veniva informato, se ne sollecitavano i consigli. Egli, che se non vedeva di persona era restio a esprimere pareri, rispondeva come poteva, persino sul modo di sondare il terreno. Del resto Paciaudi, come Costa in precedenza, gli inviava regolarmente le planimetrie delle aree indagate, in modo che potesse « partecipare quasi di persona allo scavo e suggerire – con cognizione di causa – le direzioni di indagine più promettenti e meno difficoltose » [30][30]  P. 45-47 e n. 94. Per una copia del giornale di scavo....

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La scoperta più rilevante degli anni 1763-1765 fu lo scavo di una monumentale struttura (fig. 2) di incerta funzione: castellum aquae, ustrinum o anfiteatro ? (p. 47-52). Paciaudi « più che mai giudicò ora necessario ricorrere alla consulenza del conte di Caylus, che già in passato gli aveva dato utili consigli sulle procedure di scavo e lo aveva aiutato nell’interpretazione di piante ed elevati. “Je ne puis deviner quel genre de bâtiment vous avez découvert” gli scrisse cauto il Caylus, in attesa di ricevere la pianta dell’edificio » [31][31]  P. 49 (4 dicembre 1763).. Paciaudi sperava che si trattasse di un edificio per spettacoli (monumento prestigioso per il rinvenitore) ma, visto lo scetticismo di Caylus [32][32]  Che aveva consultato anche Mariette (cooptato « nel..., si rivolse a Winckelmann. Purtroppo lo interpellò nel modo peggiore, infatti: « Dobbiamo pensare che, nel tentativo di salvaguardare la segretezza dello scavo, il Paciaudi abbia fornito al collega tedesco poche e vaghe informazioni (...) tanto che il Winckelmann propose di interpretare l’edificio addirittura come un ustrinum » [33][33]  A p. 50 la lettera di Winckelmann (7 gennaio 1764),.... Un’interpretazione, questa, che non smosse Caylus : « Je vous renvoie les dessins de votre dernière fouille. Je ne puis me résoudre à leur donner le nom de cirque ; Mariette y connaît encore moins que moi, quoiqu’il pense qu’il n’est pas possible de donner ce grand nom à un pareil monument. Je persiste toujours à le regarder ou comme une citerne ou comme un réservoir. Il faut d’abord en trouver le fond, ensuite examiner les pentes, et suivre ou la décharge ou la conduite qui amenait les eaux. Cette recherche pourra peut-être rendre raison des ouvertures presque parallèles, et qui cependant ne sont pas vis-à-vis l’une de l’autre. Enfin je ne désespère pas que l’examen du local et les recherches ne nous donnent un éclaircissement que la vue du dessin ne peut absolument pas nous fournir » [34][34]  P. 50-51 (15 gennaio 1764).. Paciaudi non sapeva quale interpretazione scegliere [35][35]  Ma non nascondeva una preferenza per quella di Winckelmann :..., tuttavia quando lo scavo condotto in profondità confermò l’ipotesi di Caylus, con imbarazzo dovette aggiornare lo studioso tedesco che, con altrettanto imbarazzo ammise l’equivoco [36][36]  « Le mura vecchie alle volte sono di si fatta forma,....

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Come ribadito dall’autore, anche il nuovo piano di intervento per le campagne successive al 1763 « verrà sottoposto al giudizio del Caylus e sembra decisamente risentire dei consigli del conte ». Questi raccomandava continuamente l’aggiornamento della carta topografica della città (fig. 3), operazione che « costituiva uno degli obiettivi principali dell’intera impresa veleiate » [37][37]  P. 57. Si noti che il nuovo incaricato dei rilievi....

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Come è noto, i risultati delle ultime campagne di scavo sembrarono deludenti, sia a Paciaudi sia alla Corte ducale. Quando alla fine di agosto 1765 gli scavi vennero sospesi « già da alcuni mesi il Paciaudi doveva avere smesso di occuparsi attivamente dei lavori, tanto che fin dall’aprile 1765 il Caylus – quasi condividendo il sollievo dell’amico – arrivò a scrivergli : “Vous voilà donc dégagé des embarras de Véleia” » [38][38]  P. 58 (30 aprile 1765)..

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Dopo alterne vicende politiche e personali, Paciaudi sarà richiamato a Parma dal nuovo Duca e reintegrato nei suoi incarichi (1778), ma « di certo aveva ben poca voglia di occuparsi di scavi, ora che non c’era più il suo amico Caylus a guidargli la mano » [39][39]  P. 61. Caylus era scomparso il 5 settembre 1765..

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Ripercorrere i progetti e i tentativi di edizione degli scavi [40][40]  Si vedano i Capitoli II-III del volume, p. 63-86 e... porta ad apprezzare meglio il valore del magistero caylusiano. « Dopo che il Caylus, nel IV volume del suo Recueil, aveva pubblicamente annunciato la scoperta della città di Veleia, “une des curiosités de ce siècle” (...) tutto il mondo letterario era rimasto in attesa della pubblicazione dei monumenti veleiati » (p. 66). Il progetto editoriale avviato da Costa fruî dell’influenza di Caylus, ma nel concretizzarsi subî la bocciatura del testo proprio da parte di quest’ultimo [41][41]  P. 66-70. « Par exemple, combien y aura-t-il de statues.... Du Tillot, sperando di salvare parte del lavoro di Costa, si rivolse a Paciaudi, incaricato (con Caylus e Mariette) di giudicare il manoscritto. « Questa circostanza fornî un’ulteriore occasione di confronto – e di scontro – tra le diverse metodologie di ricerca che opponevano da tempo (Caylus) e il Paciaudi ». Caylus poteva certo interessarsi di « curiose e (...) bizzarre ricerche tecniche che finivano per valorizzare persino i più modesti frammenti di antichità » ma (riassumendo l’autore) non c’era posto per queste cose in una pubblicazione scientifica di ampio respiro, patrocinata da un sovrano ; lî, senza dubbi bisognava « dare cosa eccellente » [42][42]  P. 70, Paciaudi a Du Tillot (8 febbraio 1762). Oltretutto.... Bersaglio delle critiche di Paciaudi erano le tavole riproducenti l’instrumentum (di ispirazione caylusiana) : « Se si daranno delle tavole con delle dita rotte, con lucerne spezzate, con gangheri logori (...) si accrescerà il motivo della derisione, che diverrà ragionevole » [43][43]  P. 72-73 e n. 26..

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Paciaudi, che intendeva redigere un nuovo progetto editoriale partendo dal testo delle sue Osservazioni al manoscritto di Costa [44][44]  Sul testo delle Osservazioni sul Manoscritto del Conte..., fece nuovamente ricorso ai consigli di Caylus [45][45]  Cf. supra a proposito delle « gravures », p. 78 ;..., e fu proprio questi a incoraggiarlo quando sopravvenne la delusione per i risultati dei nuovi scavi, rassicurandolo sull’appoggio scientifico dei membri de l’Académie [46][46]  P. 80-81 (13 luglio e 8 ottobre 1764).. Ancora una volta, per Caylus « il vero punto di forza del libro era la carta topografica dell’antica Veleia, in cui anche il Paciaudi vedeva ormai, con rassegnazione, l’unico vero motivo per continuare le esplorazioni » [47][47]  P. 81. Questi sperava di concluderla « in figura regolare,.... Al suo scoramento di fronte alla modestia dell’edilizia privata, Caylus diede una risposta in apparenza consolatoria, in realtà, a mio avviso, tale che Paciaudi non era in grado di valutare in tutte le sue implicazioni [48][48]  P. 81 : « Je suis fâché que vous ne découvriez pas....

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Nel prosieguo del volume colgo ancora tracce dell’assimilazione della lezione metodologica caylusiana, anche da parte di De Lama [49][49]  Supra, n. 8, 14 e 48 : collaboratore di Paciaudi (dal 1778)..., difensore delle antichità di Veleia durante la dominazione francese. Infatti, secondo l’autore « per il Denon, direttore di un museo (il Louvre) già tanto ricco di statue marmoree, le antichità di Veleia, con il loro ricco repertorio di instrumentum domesticum (...), rappresentavano il materiale in assoluto più adatto a colmare i vuoti della sezione antica, ancora quasi del tutto priva “des bronzes, des bas-reliefs et inscriptions et de tous ces monuments qui servent à expliquer les mœurs, et les usages de l’Antiquité, et nourrissent l’érudition” » [50][50]  Parole d’eco caylusiana : p. 92-93, n. 15.. Più tardi « la lezione del Caylus o, più probabilmente, la nuova sensibilità verso il materiale archeologico “comune”, che si andava timidamente affermando tra gli studiosi del mondo antico, convinse il De Lama della necessità di approfondire l’esame dei tanti vetri recuperati negli scavi (e dei) numerosi frammenti ceramici o laterizi (...) documentazione dell’esistenza, a Veleia, di un’importante “officina figulare” » [51][51]  P. 140 e n. 121. « Se nel conservare i campioni dei....

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« Ancora alla metà del secolo (1847) le inconsuete raccolte del museo parmense riuscivano a stupire i viaggiatori più competenti, come il letterato francese Jean-Claude Fulchiron, che cosî annotò nel suo diario: “La collection la plus curieuse de ce cabinet, sous le rapport de l’art et sous celui des connaissances chimiques, est celle des vases en verre et en terre cuite” » [52][52]  P. 155 ; inoltre p. 189. Per le « connaissances chimiques »....

CONCLUSIONE

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Leggendo questo libro viene da chiedersi quanto ancora potranno contribuire i materiali degli archivi alla definizione della figura di Caylus archeologo. Visti i lusinghieri risultati conseguiti dall’autore, vorremmo incoraggiarlo a compiere un approfondimento nell’ambito del materiale cosî intelligentemente consultato, mirato secondo la prospettiva di lettura qui proposta. Dal suo lavoro già ora il ruolo di Caylus, precursore e innovatore, portatore di valori illuministi in un ambiente ancora largamente pervaso dall’empirismo, esce rafforzato. Oltre a Paciaudi [53][53]  L’amico che per aver avuto un cosî ricco e frequente..., sembra che davvero pochi fossero in grado di percepire la portata innovativa insita nella metodologia della ricerca proposta da Caylus. In questa prospettiva i dissensi tra Paciaudi e Caylus sono riconducibili alla difficoltà di comunicare tra il mondo dell’erudizione, vincolato al passato, e quello dell’archeologia, che, cosî come concepito da Caylus, si apriva al futuro. Grazie a studi come questo, il contributo di Caylus all’evoluzione del sapere tecnico-scientifico nel periodo di passaggio dall’antiquaria alla scienza archeologica si conferma determinante*.

Notes

[1]

A. M. Riccomini, Scavi a Veleia, L’archeologia a Parma tra Settecento e Ottocento (ER Musei e territorio, Materiali e ricerche, 6), Bologne, CLUEB, 2005, 1 vol. 17 × 24, 224 p., fig. ds t.

[2]

J.-N. Jeanneney, A. Schnapp, Avant-propos : Caylus redécouvert ?, dans Caylus mécène du roi, Collectionner les antiquités au XVIIIe siècle, cat. expo., Paris, BNF, 2002, p. 7.

[3]

Ivi. Forse sanno solo poco più delle date fondamentali della vita del personaggio (1692-1765) e del titolo della sua opera maggiore (Recueil d’Antiquités égyptiennes, étrusques, grecques et romaines, Paris, 1752-1767, 7 vol.).

[4]

Ivi, loc. cit.

[5]

M. Fumaroli, Préface, op. cit., n. 1, p. 9-17, part. 17. Si veda inoltre : L. Taborelli, Il Conte di Caylus e l’approccio « sperimentale » all’instrumentum vitreo, MEFRA, 107, 1995, p. 1027-1059.

[6]

Odierna Velleia, in comune di Lugagnano Val d’Arda, provincia di Piacenza (Emilia Romagna).

[7]

Argomento approfondito nel volume in modo particolare.

[8]

Intrattenuti dal Duca Filippo di Borbone e dal suo ministro segretario di Stato Guillaume Du Tillot.

[9]

Cosî i carteggi, solo in parte editi, con i primi due direttori degli scavi A. Costa e P. M. Paciaudi « hanno permesso di evidenziare la posizione di rilievo avuta da Veleia nell’ambito delle ricerche condotte dal conte sulle tecniche artistiche e sulle produzioni artigianali degli Antichi. (...) Le metodologie di ricerca professate dal Caylus portarono aria nuova nel panorama antiquario del ducato (...) ma sarà soprattutto negli allestimenti del Museo di Antichità di Parma, voluti dal De Lama (allievo di Paciaudi), che gli insegnamenti del Caylus sembreranno dare i loro frutti migliori » (p. 10).

[10]

P. 14. Ci si può persino interrogare, p. 13-16, sulla possibilità che il Duca intendesse affidare a Caylus il compito di seguire gli scavi e di rendere pubblici i risultati ufficiali delle indagini.

[11]

P. 17 (Caylus a Paciaudi, marzo 1761). Più in generale, si veda il Capitolo I,2 del volume, dal titolo « Gli scavi di Veleia nella corrispondenza Costa-Caylus » (p. 20-29).

[12]

In modo talvolta insensato e in quantitativi esagerati, p. 21-26, « essendo meglio mandare più cose che meno » (19 settembre 1761), p. 24-25. Pensando di avere la gratitudine di Caylus, Costa arrivò a tentare di associarsi a questi in un eventuale edizione dei risultati delle indagini, p. 26.

[13]

All’epoca non ancora Direttore degli scavi ma apprezzato consulente del Duca e amico di Caylus.

[14]

P. 22 (10 maggio 1762). Anche quando Paciaudi proporrà un suo progetto, la risposta di Caylus, suggerita dall’esperienza dei riscontri autoptici e della sperimentazione, sarà analoga : « On ne peut consulter de loin sur la manière de restaurer un bronze. Après l’avoir bien vu et bien examiné, on est quelquefois étonné du parti que l’on prend. (...) Des morceaux de cette nature font trembler. L’inégalité première, l’inégalité des rouilles et par leur nature rendent ces ouvrages d’une délicatesse extrême » ivi (20 maggio 1764).

[15]

« (Ci) si preoccupò di dare indicazioni perché nella delineazione della pianta degli scavi venissero “segnati minutamente gli siti de (sic) capi che si anderanno trovando di mano in mano” (Costa) e (si assicurava) al Caylus che “alle esattissime diligenze usate sin qui in tenendo conto di ogni qualunque minuzzame, vi aggiungerà sempre più nuove maggiori premure tendenti a mettere in mano (a Caylus) quanto può servire per illustrare la storia di queste nostre scoperte e per mettere in veduta alcuni punti della naturale storia non per anco esaminati e discussi” (Martelli, responsabile degli scavi prima di Costa) », p. 26-27 (21 settembre 1761). Ritengo che con i termini « alcuni punti della naturale storia » (Martelli), « certi punti fisici » (Costa, p. 24), « il sapere chimico degli Antichi » (De Lama – Direttore del Museo dopo Paciaudi – p. 153), si intendesse alludere agli esperimenti chimico-fisici di Caylus sui materiali.

[16]

« Tutto il mondo letterario avrà all’E. V. (Costa a Du Tillot, 21 settembre 1761) anche questa obbligazione per avere sî avvedutamente impegnata l’erudizione del sig. Conte de Caylus a somministrarci dei lumi senza dei quali certi capi o non si sarebbero curati o non se ne sarebbe saputo la loro rilevanza, come è accaduto sin qui per riguardo alle scoperte fatte sia in Roma sia in Ercolano » (p. 27).

[17]

Caylus a Paciaudi (marzo 1761), p. 17.

[18]

P. 29, nel Capitolo I, 3 del volume, dal titolo « Gli scavi di Veleia nella corrispondenza Paciaudi-Caylus » (p. 29-58).

[19]

Per l’aspirazione di Caylus a possedere reperti e campioni dagli inaccessibili cantieri vesuviani e la sua conseguente delusione, p. 33-34, « le lunghe braccia del Paciaudi arrivavano sî dappertutto, ma non a Ercolano ».

[20]

P. 10.

[21]

Già dal febbraio 1757 : p. 35 e n. 61.

[22]

A p. 36 altre testimonianze in merito.

[23]

Qualità che nel tempo saranno sempre più apprezzate: ad esempio p. 113-114.

[24]

« Souvenez-vous (...) de m’envoyer les guenilles, comme a fait M. de Costa » (27 giugno 1763), p. 53. Ma, invece delle desiderate « guenilles », seguitavano ad arrivare reperti integri e di pregio che non potevano essere mutilati per ricavare campioni da sottoporre ad analisi ed esperimenti.

[25]

P. 53-54 e n. 115.

[26]

Lettera a Du Tillot (16 luglio 1763), p. 40.

[27]

P. 42 (16 luglio 1764) : ulteriore prova di prudenza suggerita dall’esperienza (cf. supra, n. 10).

[28]

P. 78 (24 ottobre 1763): preziosa integrazione a proposito della metodologia del restauro e della rappresentazione.

[29]

P. 42. Intenzione seguita da iniziative, preliminari alla prima campagna di scavo condotta sotto la sua responsabilità (1763), che suscitarono l’entusiasmo di Caylus : l’ingaggio di scavatori specializzati fatti venire da Roma e l’assistenza in cantiere di un epigrafista, p. 43.

[30]

P. 45-47 e n. 94. Per una copia del giornale di scavo (periodo maggio-giugno 1761) ritrovata tra le carte di Caylus, p. 40.

[31]

P. 49 (4 dicembre 1763).

[32]

Che aveva consultato anche Mariette (cooptato « nel “petit conseil” parigino, incaricato di valutare i progressi degli scavi di Veleia » già dal 1761: p. 50, n. 104).

[33]

A p. 50 la lettera di Winckelmann (7 gennaio 1764), prudente nel giudizio solo nei preliminari.

[34]

P. 50-51 (15 gennaio 1764).

[35]

Ma non nascondeva una preferenza per quella di Winckelmann : p. 51 e n. 109.

[36]

« Le mura vecchie alle volte sono di si fatta forma, che se ne può fare quel che si crede » (21 maggio 1776) p. 51 e n. 111. Per il riconoscimento dell’ipotesi caylusiana in Paciaudi, p. 84.

[37]

P. 57. Si noti che il nuovo incaricato dei rilievi doveva « redigere, secondo criteri più scientifici (dettati da Paciaudi) anche le tavole dei materiali che venivano via via portati alla luce ».

[38]

P. 58 (30 aprile 1765).

[39]

P. 61. Caylus era scomparso il 5 settembre 1765.

[40]

Si vedano i Capitoli II-III del volume, p. 63-86 e p. 87-172.

[41]

P. 66-70. « Par exemple, combien y aura-t-il de statues qui n’exigeront que leurs noms, leurs matières et leurs proportions ? Combien y aura-t-il dans les inscriptions de marbres qui ne veulent rien dire, qui ne présentent aucune nouveauté, et qu’il est inutile de copier ? Cependant (Costa) a écrit sur toutes. Je puis me tromper, mais je doute que toutes les inscriptions d’une ville méritent d’être relevées » ; « Je crains qu’il n’ait non pas l’antique mais l’ancienne érudition » (p. 69) (Caylus a Du Tillot, dicembre 1761).

[42]

P. 70, Paciaudi a Du Tillot (8 febbraio 1762). Oltretutto tra Paciaudi e Caylus esistevano significative divergenze di carattere editoriale, p. 70-72.

[43]

P. 72-73 e n. 26.

[44]

Sul testo delle Osservazioni sul Manoscritto del Conte Canonico Costa sugli scavi Velleiati, redatto da Paciaudi e inviato a Du Tillot e al segretario de l’Académie Le Beau, p. 72-74. In esso viene salvata solo la carta topografica degli scavi (frutto delle insistenze di Caylus), a giudizio di Paciaudi : « La cosa più ben pensata che si potesse fare, ed è il meglio del libro » (p. 74).

[45]

Cf. supra a proposito delle « gravures », p. 78 ; per un compromesso su un numero limitato di tavole da riservare all’instrumentum, p. 79.

[46]

P. 80-81 (13 luglio e 8 ottobre 1764).

[47]

P. 81. Questi sperava di concluderla « in figura regolare, che mostri un piantato di città », ma si rinvenivano solo ambienti relativi ad abitazioni private, non monumentali e con perimetri irregolari.

[48]

P. 81 : « Je suis fâché que vous ne découvriez pas mieux dans vos fouilles que ces petites maisons. (...) Mais ces petites maisons étaient appuyées sur des grandes, et j’espère qu’au moins vous avez fait lever le plan de ces habitations communes. Vous savez qu’ils nous sont plus inconnus que ceux des temples et des palais. De plus, la carte qui se trouvera à la tête de votre ouvrage sera plus riche et plus curieuse » (13 luglio 1764). Peraltro ritengo un risultato del magistero di Caylus la preminente necessità per De Lama (nel 1816) « di una nuova carta topografica dell’area fino ad allora scavata » (p. 141). Caylus « si adopererà per far inserire il toponimo di Veleia nella nuova carta dell’Italia in preparazione in quei mesi a Parigi : sarà questo (il suo) ultimo contributo (...) alla riscoperta di Veleia » (p. 81) (22 luglio 1765).

[49]

Supra, n. 8, 14 e 48 : collaboratore di Paciaudi (dal 1778) e Direttore del Museo di Antichità di Parma (dal 1785), p. 87-91.

[50]

Parole d’eco caylusiana : p. 92-93, n. 15.

[51]

P. 140 e n. 121. « Se nel conservare i campioni dei tipi ceramici (peraltro, in parte editi proprio da Caylus) si era dato prova di una nuova sensibilità (...), la scelta di catalogare ed esporre al pubblico ogni singolo pezzo segnava almeno un passo avanti verso la rivalutazione del frammento ceramico e forse più di ogni altra cosa serviva a stimolare la ricerca scientifica su questa classe di materiali » (p. 155). In part. per i vetri p. 101, 113-114, 152-154; per la « manufacture de terre cuite » p. 84.

[52]

P. 155 ; inoltre p. 189. Per le « connaissances chimiques » cf. supra, n. 14.

[53]

L’amico che per aver avuto un cosî ricco e frequente scambio di opinioni con Caylus, più di altri avrebbe potuto fruire della sua lezione, riusciva solo a intuire la portata della nuova impostazione metodologica, proposta e applicata da Caylus troppo presto per essere compresa e apprezzata nella sua interezza dalla comunità degli studiosi.

Résumé

Français

Résumé. – Le volume recensé porte sur l’histoire d’une découverte, celle de l’antique ville romaine de Veleia (duché de Parme). Son A. utilise les fonds d’archives qui traitent des fouilles, de l’étude et de la mise en valeur des monuments et des trouvailles de Veleia aux XVIIe et XIXe s. La participation de Caylus à cette entreprise constitue un point particulièrement intéressant. Ce dernier, nommé par le Duc consultant suprême pour Veleia, pour les années 1760-1765, a saisi cette opportunité pour mettre en application ses méthodes de fouille archéologique, au sens le plus large du terme. Cette liberté est due au rapport d’amitié qu’il entretenait avec Paciaudi, alors directeur des Fouilles de Veleia et du Musée de Parme. L’ouvrage, sa première partie surtout, constitue une précieuse occasion de dégager les traits principaux du caractère de Caylus archéologue.

Mots cles

  • Monde romain
  • Italie
  • Veleia (Piacenza)
  • Duché de Parme
  • Caylus
  • Paciaudi
  • Archéologie
  • Bibliographie critique
  • Méthodologie
  • Instrumentum domesticum
  • XVIIIe-XIXe s
  • apr. J.-C

English

Caylus for Veleia - Veleia for Caylus, About A. M. Riccomini, Scavi a Veleia, L’archeologia a Parma tra Settecento and Ottocento. Abstract. – This volume documents the history of the discovery of ancient Veleia (duchy of Parma), using the documentation of the excavations and the finds at Veleia of the 18th and 19th centuries. Caylus’ involvement is of especial interest. Between 1760 and 1765 he took the opportunity to apply there his methods of archaeological study, thanks also to his relationship with his friend Paciaudi, director of the Excavations at Veleia and of the Museum of Parma. The first part of the volume dwells on features of the pesonality of Caylus as an archaeologist.

Key words

  • Roman world
  • Italy
  • Veleia (Piacenza)
  • Duchy of Parma
  • Caylus
  • Paciaudi
  • Archaeology
  • Critical bibliography
  • Methodology
  • Instrumentum domesticum
  • 18th-19th century AD
  • Mondo romano
  • Italia
  • Veleia (Piacenza)
  • Ducato di Parma
  • Caylus
  • Paciaudi
  • Archeologia
  • Bibliografia critica
  • Metodologia
  • Instrumentumdomesticum
  • XVIII-XIX s d. C

Italiano

Riassunto. – Il volume presentato documenta la storia di una scoperta, quella dell’antica città di Veleia (Ducato di Parma). L’autore utilizza le fonti archivistiche che hanno come argomento gli scavi, lo studio e la valorizzazione dei monumenti e dei reperti di Veleia, avvenuti tra XVIII e XIX secolo. Il fatto che in questa vicenda venne coinvolto Caylus è di particolare interesse. Questo, incaricato dal Duca come supremo consulente per Veleia, tra gli anni 1760-1765, sfruttava l’occasione per applicare i suoi metodi di indagine archeologica nel modo più ampio. Poteva fare questo anche grazie al rapporto di amicizia e colleganza che lo legava a Paciaudi, direttore degli scavi di Veleia e del Museo di Parma. Il volume, soprattutto nella prima parte, è una preziosa opportunità per rilevare i caratteri fondamentali dell’archeologo Caylus.

Plan de l'article

  1. CONCLUSIONE

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